Lo scenario nel settore del comfort termico

LA SFIDA ENERGETICA

Lo scenario nel settore del comfort termico
NON C’È UN PIANETA B
“Prima o poi i nostri scienziati e ricercatori troveranno un vaccino contro il coronavirus. Ma non c’è vaccino contro i cambiamenti climatici. Per questo motivo l’Europa deve ora investire in un futuro pulito.”
Ursula Von der Leyen – Presidente della Commissione Europea, maggio 2020
 

Il cambiamento climatico nello scenario globale attuale

Il 2019 è stato il secondo anno più caldo mai registrato, a solo 0,04 °C dal record segnato nel 2016, con una temperatura media globale di oltre 1,1°C superiore alla media registrata da fine Ottocento. Il decennio appena conclusosi è, inoltre, quello più caldo della storia. In questo contesto i combustibili fossili sono la prima causa dell’aumento della temperatura globale.
Già nel 2018, il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) aveva ribadito alla comunità Internazionale la necessità di rispettare il limite di 1,5°C, la soglia chiave individuata nell’accordo sul clima di Parigi,oltre la quale il riscaldamento globale provocherebbe conseguenze devastanti per gli ecosistemi naturali e l’umanità.
L’IPCC ha definito la prossima decade come decisiva al fine di contenere il riscaldamento globale, eppure, nonostante il monito, gli ultimi rapporti sul cambiamento climatico restituiscono uno scenario critico per quanto riguarda il surriscaldamento. Basti pensare che secondo le ultime stime lo scenario attuale porterà la Terra verso un aumento della temperatura compreso tra 3 a 5 °C entro la fine del secolo.
IEA (2020): Global Energy Review

L’ECONOMIA E LE EMISSIONI DI CO2 SI CONTRAGGONO A CAUSA DELLA PANDEMIA

Se nel 2019 la domanda globale di energia aveva subito un incremento del 2,3% rispetto al 2018, per il 2020 l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha invece stimato una riduzione del 5%. Nel “World Energy Outlook 2020”, che analizza i cambiamenti del settore energetico dovuti alla crisi economica e alla pandemia mondiale, la IEA stima per le emissioni globali di CO2 legate all’energia un ritorno ai livelli di 10 anni fa, con una contrazione nel corso dell’anno di 2,4 Gt. Alla base di queste variazioni vi è principalmente il rallentamento delle attività economiche dovuto alle restrizioni e alle misure di lockdown attivate dai vari Paesi per il contenimento dalla pandemia di Covid-19, una crisi che a livello mondiale porterà ad una contrazione del PIL del 4,4% nel 2020.
 
Stando alle stime pubblicate ad ottobre dal World Economic Forum, nel 2021 l’economia globale subirà un rimbalzo ai livelli pre-crisi, seppur con impatti diversi nei vari Paesi. Domanda energetica ed emissioni torneranno ai valori pre-Covid: rispettivamente nel 2023 e – grazie al costante aumento del peso delle fonti rinnovabili – nel 2027. Nelle economie avanzate l’utilizzo dell’energia ha subito un aumento contenuto dopo il primo trimestre, in particolare in UE e negli USA, dove la crisi ha accelerato la diffusione delle rinnovabili e il declino del carbone. In Asia è invece cresciuta la domanda di tutti i combustibili, tra cui il carbone, attivata da una rapida ripartenza economica e dai primi risultati di efficacia della gestione della pandemia, specialmente in Cina. Nonostante l’iniziale rallentamento, le emissioni globali torneranno a crescere, fino a raggiungere 36 Gt al 2030.

IDROGENO PER UNA RIPARTENZA GREEN DELL’EUROPA

Tra le azioni definite dall’Unione Europea per diventare climate-neutral entro il 2050 rientra la Strategia europea sull’idrogeno, vettore energetico in grado di contribuire alla sostenibilità dei processi industriali, alla realizzazione della mobilità a zero emissioni e alla riduzione delle emissioni generate dal riscaldamento domestico. La Strategia prevede di raggiungere in concomitanza con la neutralità climatica, la maturità tecnologica del settore, raggiungendo un peso sul mix energetico comunitario del 14% entro il 2050, un dato sette volte maggiore rispetto ad oggi (2%).
IEA 2020, World Energy Outlook

EFFICIENZA ENERGETICA: LA LEVA PRINCIPALE PER LA RIDUZIONE DELLA CO2

L’efficientamento degli edifici rappresenta un tassello fondamentale nella sfida di rendere l’Europa climaticamente neutra entro il 2050, dato che nel 2019 il solo settore residenziale è stato responsabile di circa il 17% delle emissioni globali di CO2. L’uso dell’energia negli edifici è influenzato da vari fattori, tra cui: la superficie, gli elettrodomestici e la necessità di riscaldamento e raffreddamento, che determina una variazione notevole tra le diverse regioni climatiche. È stimato che nelle zone dove il clima rende necessario un riscaldamento maggiore, questo provochi emissioni pro capite di CO2 fino a tre volte superiori rispetto a quelle delle zone temperate. Ad esempio, in Europa orientale, la sostituzione delle caldaie a carbone con quelle di nuova generazione porterà benefici sia da questo punto di vista che da quello del risparmio energetico.


DIFFUSIONE DELLE TECNOLOGIE DI RISCALDAMENTO AL 2030 IN UNO SCENARIO DI SVILUPPO SOSTENIBILE - IEA 2020, Heating

  • COMBUSTIBILI FOSSILI 35
  • RINNOVABILE IDROGENO 19
  • POMPE DI CALORE 22
  • SISTEMI CONVENZIONALI 14
  • TELERISCALDAMENTO10

L’IMPATTO DEL COMFORT TERMICO SUL SETTORE ENERGETICO.

La produzione di calore per uso industriale e residenziale – sia per la produzione di acqua calda che per il riscaldamento degli ambienti – rappresenta circa la metà del consumo totale di energia a livello globale, di cui solo un decimo è stato prodotto da fonti rinnovabili, e che nel corso del 2020 è ulteriormente aumentata a causa dei lockdown in tutto il mondo. Ad esempio è previsto che la domanda di energia elettrica, a causa dell’aumento del tempo trascorso a casa, dello smart-working e dell’intrattenimento digitale, sarà dell’1% superiore rispetto al 2019, a livello globale.
Anche in Europa la quota dei consumi energetici residenziali è principalmente dedicata al comfort termico: il riscaldamento degli ambienti pesa il 63,6% del totale, mentre la quota dedicata al riscaldamento dell’acqua equivale al 14,8%. Il restante 21,6% riguarda principalmente l’illuminazione e la cucina.
 
Tra le soluzioni che possono contribuire ad una significativa riduzione del fabbisogno energetico e delle emissioni, rientrano i sistemi di teleriscaldamento. L’energia immessa nella rete può essere generata in molti modi diversi, dagli impianti di cogenerazione fino al recupero del calore prodotto a livello urbano e ancora minimamente utilizzato (es. da sistemi di trasporto, reti di acque reflue). Sfruttando l’installazione di pompe di calore su larga scala e le tecnologie per la produzione di calore da rinnovabili, nel 2050 il teleriscaldamento potrebbe arrivare a soddisfare la metà della domanda europea di riscaldamento, una quota oggi pari al 12%.
A giocare un ruolo sempre più importante sono anche le Energy community, ovvero comunità localizzate di utenze (private, pubbliche o miste) in cui gli utilizzatori finali, gli attori di mercato e le amministrazioni locali cooperano attivamente per sviluppare una fornitura smart di energia, favorendo l’ottimizzazione dell’utilizzo delle fonti rinnovabili e dell’innovazione tecnologica. Sono circa 3.000 le comunità presenti in Europa, di cui un terzo in Germania e 400 nei Paesi Bassi. La crescita continua di questi numeri è sostenuta dall’attuazione di politiche dedicate, dalla riduzione dei costi delle rinnovabili, dall’emergere dell’IoT, nonché da una crescente consapevolezza ambientale e degli obiettivi di autosufficienza, resilienza e autonomia.
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